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Sembri efficiente.

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  Sembri efficiente. Rispondi. Organizzi. Risolvi. Tieni insieme pezzi. Da fuori funziona tutto. Da dentro, però, a volte succede altro. Ti accorgi che stai decidendo sempre più in fretta. Che alcune conversazioni le rimandi. Che certe scelte le fai per stanchezza. Che non hai più uno spazio pulito in cui chiederti: “Cosa sta succedendo davvero? E intanto ti ripeti: “Non ho tempo di fermarmi.” È una frase tanto ricorrente quanto pericolosa. Perché spesso arriva proprio nel momento in cui fermarsi servirebbe di più. Quando le giornate sono piene. Quando le decisioni si accumulano. Quando rispondi a tutti, tranne che a te. Uno dei grandi equivoci nel lavoro è pensare che fermarsi sia una perdita di tempo. A volte è esattamente il contrario. È il punto in cui recuperi margine. Lucidità. Direzione. Presenza. Non per fare meno. Per smettere di reagire. E tornare ad agire. Su questo lavoro con professionisti e manager: creare uno spazio prima della scelta, quando tutto corre e la lucidit...

"Il lavoro mi piaceva. Era il modo di farlo che non riuscivo più ad accettare."

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  "Il lavoro mi piaceva. Era il modo di farlo che non riuscivo più ad accettare." L'ho sentita dopo aver letto un curriculum particolare. Una lunga sequenza di aziende diverse. Sempre lo stesso settore. Sempre la stessa mansione. A prima vista avrei potuto pensare a una persona che non sapesse esattamente cosa volere. Invece era esattamente il contrario. Aveva trovato il lavoro giusto. Quello che continuava a cambiare era il contesto. Perché, ogni volta che non si riconosceva più nel modo in cui quel lavoro veniva svolto, sceglieva di andarsene. Forse non tutte le dimissioni raccontano una fuga. Alcune raccontano il coraggio di non diventare la persona che non si vuole essere. Ti sei mai sentito nel lavoro giusto, ma nell’azienda sbagliata?

“Non voglio guidare nessuno. Sono solo problemi.”

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“Non voglio guidare nessuno. Sono solo problemi.” Me l’ha detto un giovane durante un percorso di orientamento. Da qualche tempo sento dire sempre più spesso che i giovani non vogliono diventare manager. Ma quella frase mi ha fatto pensare che forse la domanda è un’altra. Non lo ha detto con rabbia. Non lo ha detto con pigrizia. Lo ha detto come si dice una cosa ormai evidente. Per lui, chi aveva responsabilità aveva soprattutto problemi. Più pressioni. Più conflitti. Più tempo sottratto alla propria vita. E allora la domanda non è solo: perché non vuole crescere? La domanda, forse, è un’altra: che immagine della leadership gli abbiamo fatto vedere? Perché nello spazio prima della scelta non ci sono solo ambizioni. Ci sono esperienze, paure, modelli osservati, costi percepiti. In psicologia si parla spesso di apprendimento osservativo: molte idee sul lavoro non nascono da ciò che ci viene spiegato, ma da ciò che vediamo accadere intorno a noi. Se per anni osservi che chi guida persone ...