Post

“Quando aggiornare LinkedIn diventa una soglia professionale”.

Immagine
  “Ma se cambio il profilo LinkedIn, i miei contatti lo vedono?” Me lo ha chiesto un professionista durante un percorso di riposizionamento. A prima vista sembra una domanda tecnica. Impostazioni. Privacy. Notifiche. Visibilità. In realtà, spesso, non è solo quello. Dietro quella domanda può esserci altro: “Cosa penseranno gli altri?” “Sembrerò incoerente?” “Si capirà che sto cercando altro?” Quando una persona aggiorna il proprio profilo professionale, non sta modificando solo una pagina online. Sta rendendo visibile una transizione. E ogni transizione porta con sé una soglia: tra ciò che siamo stati, ciò che gli altri si aspettano da noi, e ciò che stiamo provando a diventare. Per questo il lavoro sul profilo LinkedIn non è mai solo scrittura. È posizionamento. È identità professionale. È gestione dello sguardo esterno. E, a volte, prima ancora di cambiare una headline, serve uno spazio per chiedersi: cosa voglio rendere visibile di me, adesso?

Quando la leadership emerge sotto pressione

Immagine
  In aula ho proposto una Shark Tank. Non per “giocare all’imprenditore”. Non per mettere le persone in competizione. Ma per osservare cosa accade quando un’idea deve essere presentata, difesa, ascoltata, messa in discussione. A un certo punto, la leadership è emersa. Non da chi parlava di più. Non da chi cercava di convincere a tutti i costi. Non da chi occupava lo spazio. È emersa da chi riusciva a tenere insieme tre cose: la pressione del tempo, la qualità dell’ascolto, la capacità di trasformare una reazione in una scelta. È lì che la formazione diventa interessante. Quando non aggiunge solo contenuti, ma rende visibile un comportamento mentre accade. Perché spesso la leadership non si vede nelle definizioni. Si vede nella soglia: nel momento esatto in cui potresti reagire, ma scegli di restare presente. E forse è proprio lì che un’aula diventa uno spazio di lavoro reale: quando non mostra solo ciò che sappiamo, ma come scegliamo sotto pressione. Nelle vostre organizzazioni, la...
Immagine
  Una figura senior mi ha detto una frase molto lucida: “Alla mia età devo trovare una posizione stabile. Devo arrivare serenamente alla pensione.” Razionalmente, tutto torna. Stabilità. Continuità. Un ruolo sostenibile. Un contesto ordinato. Meno salti nel vuoto. Poi però succede qualcosa. Mentre ne parla, la voce resta corretta. Le parole sono precise. Il ragionamento fila. Ma il corpo no. La schiena si irrigidisce. La voce diventa monotona. Le parole sembrano amministrate. Ed è lì che spesso nasce la dissonanza. Non tra ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo. Ma tra ciò che sappiamo essere sensato e ciò che facciamo fatica ad accettare emotivamente. Per una figura senior, cercare stabilità non è solo una scelta professionale. Può significare fare i conti con una fase nuova. Con il bisogno di sicurezza. Con il desiderio di non disperdere ciò che si è costruito. Ma anche con la paura che quella scelta assomigli troppo a una chiusura. E allora la domanda cambia. Non solo:...