Quando finisce un ruolo, cosa resta di noi?


 “E adesso cosa faccio?”


Me lo ha chiesto con candore.
E con un forte senso di smarrimento.
Le spalle strette.
Gli occhi un po’ persi nel vuoto.

Non stava chiedendo solo come scrivere un curriculum.
Non stava chiedendo solo dove candidarsi.

La domanda sembrava professionale.

In realtà era molto più profonda.

Perché quando un ruolo finisce, non si perde solo un lavoro.
Si perde un modo di raccontarsi.

Un’abitudine.
Un riconoscimento.

A volte persino una parte della propria identità.

E allora la domanda cambia.

Non è più:
“Che lavoro farò?”
Ma:
“Chi sarò senza questo ruolo?”

Forse molte transizioni professionali iniziano proprio qui.

Non dalla ricerca immediata di un nuovo lavoro.

Ma dal tentativo di capire cosa portare con sé mentre tutto il resto cambia.
Perché prima di ripartire, a volte, serve uno spazio.

Uno spazio per non buttare via tutto.
E per riconoscere cosa resta vivo, anche quando un ruolo finisce.

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