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Ladri di autostima: le parole che indeboliscono la tua autorevolezza

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Ci sono frasi che sembrano innocue. Le diciamo per educazione. Le usiamo per delicatezza. Le scegliamo per non sembrare invadenti. Eppure, a volte, prima ancora di parlare, ci togliamo valore. Succede quando diciamo: “Posso farti una domanda stupida?” Oppure: “Posso essere sincera?” La prima frase svaluta il pensiero prima ancora di esprimerlo. La seconda può aprire una domanda implicita: prima non eri sincera? Non si tratta di diventare dure. Si tratta di diventare più chiare. Puoi dire: “Ho una domanda.” “C’è un punto che vorrei chiarire.” “Ti dico come la vedo.” Le parole non sono solo strumenti di comunicazione. Sono piccoli segnali di posizione. Raccontano quanto spazio ti concedi. Quanto valore riconosci al tuo pensiero. Quanto ti autorizzi a essere presente. A volte il primo lavoro non è parlare di più. È smettere di presentare il tuo valore chiedendo scusa. Respira. Ascolta. Scegli. Emotions Lab — lo spazio prima della scelta.

Non riesco più a fare la giocoliera: quando il carico mentale diventa una soglia

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  A volte arriva così. Non come una grande decisione. Non come un crollo improvviso. Non come una resa. Ma come una frase semplice, detta quasi a bassa voce. Non riesco più a tenere tutto insieme. Il lavoro. La casa. Le aspettative. Le responsabilità. Le richieste degli altri. Le cose da ricordare. Per un po’ ci riesci. Sposti. Incastri. Recuperi. Sorridi. Resisti. Vai avanti. Ti dici che è solo un periodo. Che devi organizzarti meglio. Che ce la fanno tutti. Poi qualcosa cambia. Non perché sei fragile. Non perché non sei capace. Non perché hai sbagliato qualcosa. Ma perché anche la forza, quando viene usata solo per reggere, prima o poi chiede ascolto. E forse è lì che inizia una domanda: cosa succederebbe se, prima di continuare a reggere tutto, ti fermassi a scegliere cosa conta davvero? Non sempre il cambiamento inizia con una risposta. A volte inizia con una frase onesta: non riesco più a fare la giocoliera. E quella frase non è una sconfitta. È una soglia. Respi...

Il mago

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  Il mago Quando discuti. Ti arrabbi. Ti scontri con chi ha un’idea diametralmente opposta alla tua, i toni si scaldano. Con la voce cerchi di importi sul tuo interlocutore. Come se urlare fosse un modo per zittire l’altro.   In quell’esatto momento hai perso. Hai perso il controllo di te. Hai perso la calma per perorare la tua idea. Hai perso il tuo vantaggio. Negato l’idea altrui e legittimato la sua esistenza al contempo. Ti sei reso sordo alla comprensione e cieco alla possibilità, ottenebrando la tua capacità di giudizio. Nel verbo vincere c’è un dualismo. Se qualcuno vince necessariamente qualcuno perde. Di questa perdita dai la colpa all’altro. “Quando dai la colpa a qualcuno gli stai dando anche il potere, il tuo potere. Gli dai il potere di renderti felice o infelice. Ma se una persona o un evento possono renderti felice o infelice, allora tu non sei libero, sei un servo; sei condannato a vivere sperando che nessuno ti faccia mai sentire niente di ma...

Ladro di autostima

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 Ladro di autostima Rubare è un verbo canaglia, se fuori contesto.  Rubare è un verbo che destabilizza chi lo pronuncia e chi lo ascolta. Rubare che va usato adeguatamente. Quando usi il verbo rubare in contesti non idonei, pronunciando frasi come: “Ti rubo un attimo.” “Ti posso rubare un attimo?” In te che lo usi, se ci pensi, mina la tua autostima, perché stai dicendo a chi ti ascolta che il tuo messaggio ha poco valore. Inoltre ti fa apparire poco sicuro e perplesso. In chi ti ascolta genera una sensazione inconscia di disagio. Per quanto sia un linguaggio figurato. Perché stai dicendo al tuo interlocutore che vuoi appropriarti di qualcosa che è suo. Queste espressioni risultano essere destabilizzanti, poiché siamo progettati per difendere ciò che ci appartiene. Come puoi glissare queste espressioni tanto comuni quanto inopportune? Ripristina gli avverbi, con frasi come: “Posso fare velocemente il punto della situazione?” Oppure: “devo aggiornarti velocemente in merito a…” ...

Arrogante

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  Arrogante Nel viaggio della vita porti con te il tuo bagaglio di esperienze. Durante il viaggio porti con te anche delle zavorre di cui, probabilmente sei inconsapevole. Lungo la tua via incontri altre persone. Alcune le vedi soffrire. Evita di essere arrogante o presuntuoso offrendo loro il tuo aiuto. Le persone che soffrono hanno una visione del mondo cieca alla felicità e sorda all’aiuto. Hanno bisogno di grattare il fondo. La tua tracotanza può lasciarti travolgere e lasciando il tuo percorso. La sofferenza è contagiosa. Evita di intrometterti. “Non ti curar di loro guarda e passa.” Ha detto qualcuno. Aiuta, per quel che puoi, chi te lo chiede. Ti abbraccio Vera

Ti presento Jack

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Ti presento Jack “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.” Ti è capitato di ripetere questa frase, e prendere decisioni sotto l’egida del consiglio di un amico o la recensione di un professionista.   Ti dici: Mi fido! In un contesto simile è sempre bene ponderare. Prima, per almeno 3 buoni motivi: 1 Perché stai giudicando una persona senza conoscerla. 2 Perché le qualità del gruppo sono diverse dalle sue. Le qualità del gruppo non sono una proprietà transitiva. 3 Perché tu sei unico. Inoltre agisci sulla scia di un pregiudizio. Questo bias si chiama errore di attribuzione di gruppo. Così quando acquisti un prodotto o servizio poni l’attenzione sia sulla percentuale di successi che d’insuccessi.   Domandati: cosa può essere andato storto? Pensa a Giuda, faceva parte dei 12… #bias #frame #softskill #formazione #business

𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 = 𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂

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𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 = 𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂 “Lontano dagli occhi. Lontano dal cuore.” Hai già sentito questa frase. Vero? Un’emozione ti pervade. La tua mente corre a tutte quelle situazioni professionale e personali in cui la distanza è un fattore chiave. Quando la distanza fisica è tanta, l’empatia diminuisce. La comunicazione efficace diventa imprescindibile. Il recente passato ha dato una svolta importante alle relazioni a distanza. In alcuni casi, le interazioni vis a vi sono insostituibili. É anche vero che poter comunicare a distanza comporta un significativo risparmio di tempo e danaro. Nelle relazioni a distanza l’empatia va a scemare, perché il cervello è completamente irrazionale. 𝑷𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 è 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂. Non potendo sempre gestire le distanze, la comunicazione si avvale di quelle che Lakoff chiama metafore incarnate. Di qui espressioni come: "Ti sono vicino.” “Ti sto ac...