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La prossima volta andrà meglio: quando una frase gentile ci allontana dalla scelta

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  “La prossima volta andrà meglio.” È una frase gentile. Ti consola. Ti permette di restare in piedi dopo un errore, una perdita, un tentativo andato male. Ma a volte non consola soltanto. A volte ti allontana dalla scelta. Succede quando affidi al futuro il compito di cambiare qualcosa che, invece, avrebbe bisogno di essere guardato adesso. È uno degli automatismi più sottili: pensare che, dopo una serie di eventi negativi, qualcosa debba necessariamente riequilibrarsi da solo. Come se la vita, il lavoro, le relazioni o le opportunità avessero il dovere di compensare. Ma non sempre “andrà meglio” perché è passato del tempo. A volte va meglio quando cambi posizione. Quando osservi il processo. Quando smetti di ripetere la stessa scelta aspettandoti un esito diverso. Emotions Lab lavora anche qui: nel punto in cui una frase apparentemente innocua diventa un modo per non scegliere. Non per giudicarti. Non per correggerti con durezza. Ma per accorgerti. Perché prima di ogni scelta c’è...

Terapia del Vaffa: quando dire No significa tornare a scegliere

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Ci sono No che non dici per paura di deludere, essere respinte o non piacere. Ma ogni No taciuto può diventare un piccolo arretramento dal proprio valore. A volte dire No significa riprendere spazio, confini e libertà di scelta. Quanti No avresti dovuto dire. Quanti No avresti voluto dire. Quanti No hai trasformato in silenzio. E quanti “vaffa” hai trattenuto per sembrare gentile, disponibile, accomodante. A volte non dici No perché non sai cosa vuoi. Altre volte lo sai benissimo. Ma hai paura. Paura di non piacere. Paura di non essere abbastanza. Paura di essere respinte, emotivamente o professionalmente. Così il No si trasforma. Diventa un sì remissivo. Un sì accondiscendente. Un sì che non scegli davvero. E ogni volta che dici sì mentre dentro di te qualcosa si chiude, perdi un piccolo pezzo di spazio. Spazio per respirare. Spazio per scegliere. Spazio per riconoscerti. I No taciuti raccontano molto. Raccontano il valore che fai fatica a riconoscerti. Raccontano ...

Non scommettere su di sé: quando la paura orienta le scelte

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Non scommetto su di me. Ogni giorno scommetti su qualcosa. Sul tempo. Sulle relazioni. Sulle possibilità. A volte scommetti per gioco. A volte per abitudine. A volte senza accorgertene. Scommetti su tutto e su tutti. Tranne che su di te. E ogni volta che non scommetti su di te, rischi di mettere una parte del tuo benessere nelle mani di qualcun altro. Accade quando procrastini. Quando disperdi energie in progetti che non ti appartengono. Quando pensi di essere inadatta, incapace, fuori posto. E resti ferma. In attesa che qualcosa accada. Che qualcuno ti scelga. Che arrivi il momento perfetto. Ma spesso il momento perfetto non arriva. Arriva invece una routine fatta di piccoli automatismi. Pensieri che si ripetono. Paure che orientano. Abitudini che restringono lo spazio. Così puoi trovarti a scegliere clienti che non condividono i tuoi valori. Relazioni che non ti rispecchiano. Contesti in cui ti adatti più di quanto respiri. A volte non è mancanza di capacità. È paura di perdere ciò c...

Ladri di autostima: le parole che indeboliscono la tua autorevolezza

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Ci sono frasi che sembrano innocue. Le diciamo per educazione. Le usiamo per delicatezza. Le scegliamo per non sembrare invadenti. Eppure, a volte, prima ancora di parlare, ci togliamo valore. Succede quando diciamo: “Posso farti una domanda stupida?” Oppure: “Posso essere sincera?” La prima frase svaluta il pensiero prima ancora di esprimerlo. La seconda può aprire una domanda implicita: prima non eri sincera? Non si tratta di diventare dure. Si tratta di diventare più chiare. Puoi dire: “Ho una domanda.” “C’è un punto che vorrei chiarire.” “Ti dico come la vedo.” Le parole non sono solo strumenti di comunicazione. Sono piccoli segnali di posizione. Raccontano quanto spazio ti concedi. Quanto valore riconosci al tuo pensiero. Quanto ti autorizzi a essere presente. A volte il primo lavoro non è parlare di più. È smettere di presentare il tuo valore chiedendo scusa. Respira. Ascolta. Scegli. Emotions Lab — lo spazio prima della scelta.

Non riesco più a fare la giocoliera: quando il carico mentale diventa una soglia

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  A volte arriva così. Non come una grande decisione. Non come un crollo improvviso. Non come una resa. Ma come una frase semplice, detta quasi a bassa voce. Non riesco più a tenere tutto insieme. Il lavoro. La casa. Le aspettative. Le responsabilità. Le richieste degli altri. Le cose da ricordare. Per un po’ ci riesci. Sposti. Incastri. Recuperi. Sorridi. Resisti. Vai avanti. Ti dici che è solo un periodo. Che devi organizzarti meglio. Che ce la fanno tutti. Poi qualcosa cambia. Non perché sei fragile. Non perché non sei capace. Non perché hai sbagliato qualcosa. Ma perché anche la forza, quando viene usata solo per reggere, prima o poi chiede ascolto. E forse è lì che inizia una domanda: cosa succederebbe se, prima di continuare a reggere tutto, ti fermassi a scegliere cosa conta davvero? Non sempre il cambiamento inizia con una risposta. A volte inizia con una frase onesta: non riesco più a fare la giocoliera. E quella frase non è una sconfitta. È una soglia. Respi...

Il mago

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  Il mago Quando discuti. Ti arrabbi. Ti scontri con chi ha un’idea diametralmente opposta alla tua, i toni si scaldano. Con la voce cerchi di importi sul tuo interlocutore. Come se urlare fosse un modo per zittire l’altro.   In quell’esatto momento hai perso. Hai perso il controllo di te. Hai perso la calma per perorare la tua idea. Hai perso il tuo vantaggio. Negato l’idea altrui e legittimato la sua esistenza al contempo. Ti sei reso sordo alla comprensione e cieco alla possibilità, ottenebrando la tua capacità di giudizio. Nel verbo vincere c’è un dualismo. Se qualcuno vince necessariamente qualcuno perde. Di questa perdita dai la colpa all’altro. “Quando dai la colpa a qualcuno gli stai dando anche il potere, il tuo potere. Gli dai il potere di renderti felice o infelice. Ma se una persona o un evento possono renderti felice o infelice, allora tu non sei libero, sei un servo; sei condannato a vivere sperando che nessuno ti faccia mai sentire niente di ma...

Ladro di autostima

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 Ladro di autostima Rubare è un verbo canaglia, se fuori contesto.  Rubare è un verbo che destabilizza chi lo pronuncia e chi lo ascolta. Rubare che va usato adeguatamente. Quando usi il verbo rubare in contesti non idonei, pronunciando frasi come: “Ti rubo un attimo.” “Ti posso rubare un attimo?” In te che lo usi, se ci pensi, mina la tua autostima, perché stai dicendo a chi ti ascolta che il tuo messaggio ha poco valore. Inoltre ti fa apparire poco sicuro e perplesso. In chi ti ascolta genera una sensazione inconscia di disagio. Per quanto sia un linguaggio figurato. Perché stai dicendo al tuo interlocutore che vuoi appropriarti di qualcosa che è suo. Queste espressioni risultano essere destabilizzanti, poiché siamo progettati per difendere ciò che ci appartiene. Come puoi glissare queste espressioni tanto comuni quanto inopportune? Ripristina gli avverbi, con frasi come: “Posso fare velocemente il punto della situazione?” Oppure: “devo aggiornarti velocemente in merito a…” ...