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Merce in saldo.

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  Merce in saldo. “Amaro alla bocca e dolce al cuore.” È un proverbio che la dice lunga. Racconta di qualcosa che inizialmente dà dispiacere, ma alla lunga produce grandi benefici. Dopo un’intensa giornata di formazione, un noto ente mi contatta per erogare formazione a meno di 24 ore dalla richiesta. La mia risposta è stata no. Perché avevo già altri impegni; ed anche se non ne avessi avuti, avrei detto comunque di no. Perché sono disponibile non a disposizione. Perché il valore di ciò che faccio risulta intaccato. Un formatore ha l’obbligo: di aggiornarsi costantemente, di preparare una lezione che sia fruibile dal discente e questi ne possa trarre beneficio. Diversamente ne va della sua immagine e della sua integrità di professionista. Diventa ancor di più facile sentirsi dire: “Tanto è sempre la stessa lezione.” Ricorda: Ti danno il valore che ti attribuisci. Dunque renditi desiderabile. Dai valore a ciò che fai. Se porti un cartello, addosso che dice: “Merce in ...

È il momento di contare.

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  È il momento di contare. “Quanto devo chiedere?” “Non sarà troppo?” “Cosa do gratis?” e “Cosa diventa a pagamento?” Il tuo saper fare racconta della professionista che sei diventata col tempo, la formazione continua e l’esperienza. Il Valore che sei in grado di dispensare è frutto di sacrifici, motivazione e determinazione che hanno avuto anche un prezzo. La stima di te come professionista passa anche attraverso il riconoscimento economico. Per riconoscere il tuo valore, a volte, è necessario un viaggio a ritroso, nel tempo. Nel corso del quale ripercorri le tappe che ti hanno portato ad acquisire competenze, conoscenze e disinvoltura nel fare. Nel percorso con me, questo è un punto cardine. Quando mi chiedono, ma secondo te, “quanto posso chiedere?” Io rispondo dicendo: prendi carta e penna e crea 2 colonne. Sulla prima scrivi: Spese. Per spese s’intende tutto ciò che destini all’acquisto di beni e servizi e garantiscono il tuo tenore di vita. Nella seconda colonna...

La fiducia

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  “Fidati. E’ capitato anche a me.” “Fidati l’ho fatto anch’io.” “Ti devi fidare.” Queste sono solo alcune delle espressioni con cui chiedi fiducia al tuo cliente, partner, collaboratore. Dare e avere la fiducia altrui genera tranquillità. Significa avere una maggior sicurezza che le cose andranno per il meglio, a fronte di una serie di valutazioni oggettive. Usare la parola fiducia significa percepire di non averla. Quando usi la parola fiducia destabilizzi il tuo interlocutore. Al contempo la tua autorevolezza, la tua leadership, la tua autostima si sciolgono come neve al sole. Il cervello rettile di chi ascolta, legge e osserva va in allerta. Il suo cuore batte più forte. Il respiro si fa più corto. Gli ormoni dello stress lo inondano. Allora, che fare? Evita la parola fiducia e sta lontano da espressioni come “Grazie per la fiducia accordata.”   A me piace concludere dicendo: “Felice di collaborare con te.” Tu come glissi la parola fiducia?

La fallacia dello scommettitore

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  La fallacia dello scommettitore “La prossima volta andrà meglio” É ciò che ti dici quando manchi un obiettivo. Lo dici con l’intento di consolarti. In realtà stai commettendo un errore cognitivo. “Perché?” Ti stai chiedendo. In primis, dire: “la prossima volta andrà meglio ti deresponsabilizza. Inoltre sposta il potere dell’azione di cambiare strategia ed apportare modifiche da te ad un immaginario soggetto che deciderà la tua sorte. Inoltre, come gli scommettitori, erroneamente ritieni che prima o poi la dea bendata bacerà anche te.   Come quando al super enalotto ti ricordano i numeri ritardatari. E ciò ti invita a tentare. A sperare. Ricorda: il successo è la tua capacità di succedere le cose. Ci avevi mai pensato?

Terapia del Vaffa.

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 Terapia del Vaffa. Quanti no avresti dovuto dire. Quanti no avresti voluto dire. Quanti no e vaff×××××o ci vogliono per affermare te stessa. Questi no, si sono trasformati in si remissivi, accondiscendenti e accomodanti per paura di non piacere. Di non essere abbastanza. Di sentirti respinta emotivamente e professionalmente. I no taciuti danno la misura esatta del valore che non ti riconosci. I no taciuti oscurano ogni volta un pezzettino del tuo valore, della tua autostima, della compassione che ti meriti. Un caloroso No e Vaff×××××o ripristina il tuo spazio. La percezione del tuo potere di scelta, la stima che hai di te. Perché gli abbracci, i sorrisi, le pacche sulla spalla vanno bene a condizione che siano dei no per ripristinare il tuo spazio, salvaguardare il tuo valore e la tua unicità. Ti consiglio un sentito Vaffa tutte le volte che ti senti soffocare in gabbia.  Ti abbraccio Vera  Ricordi come ti sei sentita l'ultima volta che hai detto No e Vaffa?

Non scommetto su di me.

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 Non scommetto su di me. Ogni giorno scommetti sul meteo. Scommetti sulle relazioni professionali e personali Scommetti per gioco.  Scommetti su tutto e tutti ad eccezione di te. Ogni volta che scommetti metti il tuo benessere nelle mani  di qualcun altro. Come? Procrastini. Disperdi energie in progetti fallaci. Pensi di essere inadatto o incapace e resti inerme. Aspettando che qualcosa accada magicamente.  Agisci meccanicamente perché guidato dai tuoi pregiudizi e dal tuo retaggio culturale. Così ti orienti verso clienti che hanno valori diversi dai tuoi. Instauri relazioni con persone a te poco affini. Crei una routine che giorno dopo giorno mina la tua autostima e compassione per te. La paura di perdere ciò che hai orienta le tue scelte. Con questa consapevolezza cosa ci fai? Inizia: decidi cosa cambiare con piccole, piccolissime azioni. Distruggi: la routine fatta di pensieri tossici e paure. Datti tempo: per immaginare, sperimentare, sbagliare.  Crea: dai v...
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 Ladro di autostima. Posso farti una domanda stupida? Posso essere sincero? Nella quotidianità queste formule vengono usate come forme di cortesia. Essere gentili non deve minare la tua autostima e tanto meno la tua leadership. Analizziamo la prima: “Posso farti una domanda stupida?” Quando poni una domanda del genere, stai letteralmente chiedendo al tuo interlocutore il permesso. Inoltre stai dicendo che ciò che dirai ha poco valore. Stupido addirittura. E per proprietà transitiva, anche tu. Il cervello di chi ti ascolta deciderà in maniera inconscia e rapida. Determinando un certo risultato. Immagina quale risultato puoi ottenere se usi parole del genere quando incontri un cliente, un collaboratore o ad un colloquio? La tua immagine risulterà danneggiata. Ancora una volta, ti ricordo che hai il potere di scegliere, parole buone per ottenere i risultati che meriti. Passiamo a: “Posso essere sincero?” Ancora una volta stai chiedendo il permesso. Inoltre gli dici di voler essere sin...

Il mago

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  Il mago Quando discuti. Ti arrabbi. Ti scontri con chi ha un’idea diametralmente opposta alla tua, i toni si scaldano. Con la voce cerchi di importi sul tuo interlocutore. Come se urlare fosse un modo per zittire l’altro.   In quell’esatto momento hai perso. Hai perso il controllo di te. Hai perso la calma per perorare la tua idea. Hai perso il tuo vantaggio. Negato l’idea altrui e legittimato la sua esistenza al contempo. Ti sei reso sordo alla comprensione e cieco alla possibilità, ottenebrando la tua capacità di giudizio. Nel verbo vincere c’è un dualismo. Se qualcuno vince necessariamente qualcuno perde. Di questa perdita dai la colpa all’altro. “Quando dai la colpa a qualcuno gli stai dando anche il potere, il tuo potere. Gli dai il potere di renderti felice o infelice. Ma se una persona o un evento possono renderti felice o infelice, allora tu non sei libero, sei un servo; sei condannato a vivere sperando che nessuno ti faccia mai sentire niente di ma...

Ladro di autostima

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 Ladro di autostima Rubare è un verbo canaglia, se fuori contesto.  Rubare è un verbo che destabilizza chi lo pronuncia e chi lo ascolta. Rubare che va usato adeguatamente. Quando usi il verbo rubare in contesti non idonei, pronunciando frasi come: “Ti rubo un attimo.” “Ti posso rubare un attimo?” In te che lo usi, se ci pensi, mina la tua autostima, perché stai dicendo a chi ti ascolta che il tuo messaggio ha poco valore. Inoltre ti fa apparire poco sicuro e perplesso. In chi ti ascolta genera una sensazione inconscia di disagio. Per quanto sia un linguaggio figurato. Perché stai dicendo al tuo interlocutore che vuoi appropriarti di qualcosa che è suo. Queste espressioni risultano essere destabilizzanti, poiché siamo progettati per difendere ciò che ci appartiene. Come puoi glissare queste espressioni tanto comuni quanto inopportune? Ripristina gli avverbi, con frasi come: “Posso fare velocemente il punto della situazione?” Oppure: “devo aggiornarti velocemente in merito a…” ...

Arrogante

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  Arrogante Nel viaggio della vita porti con te il tuo bagaglio di esperienze. Durante il viaggio porti con te anche delle zavorre di cui, probabilmente sei inconsapevole. Lungo la tua via incontri altre persone. Alcune le vedi soffrire. Evita di essere arrogante o presuntuoso offrendo loro il tuo aiuto. Le persone che soffrono hanno una visione del mondo cieca alla felicità e sorda all’aiuto. Hanno bisogno di grattare il fondo. La tua tracotanza può lasciarti travolgere e lasciando il tuo percorso. La sofferenza è contagiosa. Evita di intrometterti. “Non ti curar di loro guarda e passa.” Ha detto qualcuno. Aiuta, per quel che puoi, chi te lo chiede. Ti abbraccio Vera

“Non riesco più a fare la giocoliera.”

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  “Non riesco più a fare la giocoliera.” La prima è stata lei, Jacinda Arden, ex primo ministro della Nuova Zelanda. A seguire Marie Kondo, “la Dea” dell’organizzazione. La terza è stata Mia Ceran, conduttrice tv che afferma: “non riesco più a fare la giocoliera” Questi 3 casi sono tutt’altro che un invito a desistere. Questi 3 casi sono, invece un invito alla presa di coscienza. Raccontano di conoscenza e consapevolezza dei propri limiti. Perché nell’avere dei limiti, conoscerli ed accettarli non c’è niente di male. Anzi! Evita di prendere decisioni sulla scia dell’euforia o di un sogno di vita distorto. Prima di agire domandati: è ostinazione o determinazione, che mi muove? Perché l’ostinazione porta sofferenza, frustrazione e sogni infranti. Mentre la determinazione conduce ad una vita felice, piena, realizzata. L’ostinazione e determinazione sono le 2 facce della stessa medaglia. Ciò che conta è saperle distinguere. Tu riesci a distinguerle?

Ti presento Jack

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Ti presento Jack “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.” Ti è capitato di ripetere questa frase, e prendere decisioni sotto l’egida del consiglio di un amico o la recensione di un professionista.   Ti dici: Mi fido! In un contesto simile è sempre bene ponderare. Prima, per almeno 3 buoni motivi: 1 Perché stai giudicando una persona senza conoscerla. 2 Perché le qualità del gruppo sono diverse dalle sue. Le qualità del gruppo non sono una proprietà transitiva. 3 Perché tu sei unico. Inoltre agisci sulla scia di un pregiudizio. Questo bias si chiama errore di attribuzione di gruppo. Così quando acquisti un prodotto o servizio poni l’attenzione sia sulla percentuale di successi che d’insuccessi.   Domandati: cosa può essere andato storto? Pensa a Giuda, faceva parte dei 12… #bias #frame #softskill #formazione #business

𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 = 𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂

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𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 = 𝑫𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂 “Lontano dagli occhi. Lontano dal cuore.” Hai già sentito questa frase. Vero? Un’emozione ti pervade. La tua mente corre a tutte quelle situazioni professionale e personali in cui la distanza è un fattore chiave. Quando la distanza fisica è tanta, l’empatia diminuisce. La comunicazione efficace diventa imprescindibile. Il recente passato ha dato una svolta importante alle relazioni a distanza. In alcuni casi, le interazioni vis a vi sono insostituibili. É anche vero che poter comunicare a distanza comporta un significativo risparmio di tempo e danaro. Nelle relazioni a distanza l’empatia va a scemare, perché il cervello è completamente irrazionale. 𝑷𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒄𝒆𝒓𝒗𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 è 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂. Non potendo sempre gestire le distanze, la comunicazione si avvale di quelle che Lakoff chiama metafore incarnate. Di qui espressioni come: "Ti sono vicino.” “Ti sto ac...

Vita privata + Lavoro – Te stesso = Fallimento

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  Vita privata + Lavoro – Te stesso = Fallimento   “Devo lavorare fino a tardi. Ok! Niente palestra.” Ti dici “Troppi impegni. Mi rilasso un’altra volta.” Ti dici “Il corso di formazione, deve aspettare. Lo farò più avanti.” Ti dici. C’è tempo per tutto e tutti ad eccezione di te. Tutto sembra stare prima di te. E per te cosa c’è? Scarsa lucidità di pensiero, frustrazione e rabbia perché ti senti sempre più incapace di agire. Mostrarti troppo flessibile, accondiscendente e disponibile insegna agli altri come comportarsi. Con il tuo comportamento insegni loro come trattarti. Hai sicuramente sentito dire: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Questo insegnamento, spesso frainteso, ti dice che per dare amore, in tutte le sue declinazioni, devi dare amore, prima a te stessa. Dedicare spazio, tempo, cura a te. Alla tua persona. Innamorati di te. Perché l’unica relazione che dura una vita.

Scacco matto alla ragione

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  Scacco matto alla ragione Le tue emozioni mettono in scacco la ragione; soprattutto quando servono decisioni rapide e veloci. L’istinto spesso è ingannevole. Ripensa a tutte quelle volte in cui hai detto: “Ho agito di pancia.” Oppure hai detto: “Di pancia farei così.” Non ultima: “Il mio istinto non delude mai.” Hai detto. E col senno di poi: “ah lo sapevo.” “Me lo sentivo.” “Lo dicevo che non c’era da fidarsi.” E per te? Solo una cocente delusione. Se davvero lo sapevi, lo sentivi, lo dicevi non saresti qui a rimuginare. L’istinto funziona quando stai bene. Quando sei stanco, affamato, stressato l’istinto ti dirà che ti sei meritato quel cioccolato (zuccheri raffinati), quel drink (alcool), qualche “coccola” assai poco sana (la sigaretta). Respira profondamente e ripeti con me: “Non promettere quando sei felice, non rispondere quando sei arrabbiato, non decidere mentre soffri e non agire se non ne sei convinto.”cit Ti vedo che lo stai ripetendo.

L’euristica della disponibilità

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  L’euristica della disponibilità “Solo perché sono bionda nessuno mi prende sul serio.” “Inventing Anna” è una serie basata su una storia vera che mi ha fatto pensare a quanto bias ed euristiche siano fuorvianti e radicati. L’euristica della disponibilità è una scorciatoia mentale che induce a effettuare valutazioni fondando il giudizio sull’impatto emotivo e la sua intensità. Dunque il cervello ricorda meglio ciò che lo impressiona di più. Il cervello rettile, per mantenerci sani e salvi, giudica velocemente, solo0,3 secondi. Anche commettendo errori madornali. La prima impressione conta. Moltissimo. Come ti mostri influenza il tuo cervello, lo rende reale. Così indossare un paio di occhiali può farti sentire intelligente. Come un capo firmato, un accessorio, un profumo o un colore soprattutto quando non rispecchia il tuo umore. Questi elementi sono un potente mezzo per influenzare il tuo stato e condurti al risultato desiderato. Quando entro in aula o in sessione i...

Esercizio Detox

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Esercizio detox “La nostra memoria è poco più di un’illusione.” Cit Ricordi solo alcuni fatti. Ricordi meno ciò che ti è utile. Ricordi solo ciò che tiè più comodo. Puoi raccontare il tuo passato così: “Sono stati 8 mesi tremendi. Pesantemente criticato dalla mia responsabile, che ha lasciato un feedback negativo. Di lì ha alzato un muro e non è stato più possibile avere un chiarimento. Oppure puoi raccontarlo così:  “Gli scorsi 8 mesi sono stati molto intensi. Hanno meritato attenzione. Ho ricevuto il feedback dalla mia responsabile e non ho avuto ancora modo di confrontarmi con lei. Al momento, lei sembra poco interessata a comunicare con ime in maniera trasparente. Nel 1esempio ci sono parole come: tremendo, criticato, negativo e muro. L’effetto biochimico, se ti osservi te lo senti addosso. Nel 2 esempio invece, ci sono parole come: intenso, attenzione, trasparente e confronto. Qui l’effetto biochimico è buono, puoi riscontrarlo su te stesso. Ora. E, da un input pos...

La lamentela

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    “La lamentela ti rende schiavo di ciò di cui ti stai lamentando. Solo chi non è in grado di controllare il suo destino spreca tempo per lamentarsi. Chi è divenuto condottiero della propria vita non si lamenta ma agisce per modificare ciò che non gli piace.“ Cit A chi non è mai capitato di sfogarsi. Di pronunciare tra calde lacrime parole dolorose, cariche di sofferenza e cattive? Una volta va bene. Quando ti sfoghi, ti lamenti o rimungini, quei pensieri ancor prima di diventare parole sono emozioni che scatenano nel tuo corpo la produzione del cortisolo, meglio noto come l’ormone dello stress. Le parole che scegli per dar forma a quei pensieri diventano la tua realtà. Ti senti triste, frustrato, impotente. Questo frame ti porta ad isolarti. Divieni vittima di te stesso. Il continuo rimuginio ti induce a prestare attenzione, solo al mero calcolo. Ad avere sempre il dito puntato verso l’altro, ignorando di averne ben tre rivolte verso te stesso. Rimugini o agisci...

Maneggiare con cura

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  Per vivere serenamente, gestire le proprie fragilità è imprescindibile. Ed è assolutamente inutile negare che ci siano. Perché ciò accada è necessario conoscerle e avere il coraggio di manifestarle, affinché chi si avvicina ti possa trattare con la dovuta cura, rispetto e attenzione. Con lo stesso timore che hai di mandare in frantumi una confezione su cui c’è scritto: “Maneggiare con cura.” Quando leggi quell’avvertenza sai che: c’è qualcosa di grande valore al suo interno. Di unico. Ed in caso di rottura, come si dice: “chi rompe paga ed i cocci sono suoi.”

Voglia di rivalsa

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Voglia di rivalsa Quando tutto quello che poteva andare storto, è andato storto. Quando tutto ciò in cui ponevi fiducia ti ha deluso. Quando tutto è perduto, per mitigare il colpo, ti racconti che in fondo c’è da cogliere un’opportunità.  Nell’immediato questa speranza può risollevare lo spirito. Nel lungo periodo ti ostini a cercare possibilità e nutrire speranze dove ci sono solo, cocci, rovine e polvere. Onde evitare di crogiolarti in sogni di rivalsa, estremamente dolorosi. E’ bene che ti sollevi, ti rassetti e ti dirigi verso altre mete. A volte il vero potere sta nella capacità di metterti in sesto, velocemente e andare altrove. Puoi andare ovunque vuoi. Qual è la tua nuova meta?